IOM: il Mediterraneo è la tratta più pericolosa per i migranti

Il Mediterraneo è la tratta più pericolosa al mondo per i migranti. E’ quanto riferisce l‘ultimo report dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), pubblicato il 24 novembre 2017, il quale analizza i flussi migratori che hanno attraversato il Mar mediterraneo negli ultimi 40 anni.

L’analisi, basata sulle stime del Missing Migrants Project dell’IOM, un progetto che documenta il numero dei morti e dei dispersi nel Mediterraneo, dimostra che, dal 2000 al 2017, sono decedute almeno 33,761 persone. L’autore del rapporto, il professor Philippe Fargues, dell’Istituto universitario europeo, osserva che tale cifra probabilmente non dà la dimensione effettiva della tragedia umana, anche se, a suo avviso, grazie alla cooperazione tra l’UE la Turchia, e ora la Libia, il numero di vittime, nel 2017, è diminuito rispetto al 2016, anno in cui morirono 4,720 persone in mare. Dal primo gennaio al 25 novembre 2017, sono morti circa 3,000 migranti nel Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere le coste europee.

Il 21 novembre 2017, le autorità libiche, con il supporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e la UN Refugee Agency, hanno lanciato il Migration Working Group, il sesto gruppo di lavoro del Coordination Framework, creato il 18 luglio 2017 a Tripoli, per meglio coordinare la gestione del fenomeno migratorio. La nuova iniziativa mira a formare una piattaforma di dialogo che serva a formulare politiche e strategie migratorie più efficienti per ridurre l’impatto dell’immigrazione illegale.

L’ultimo naufragio al largo delle coste libiche occidentali è avvenuto sabato 25 novembre 2017, quando 31 persone sono morte, mentre altre 200 sono state salvate dalla Guardia Costiera libica, che le ha riportate a Tripoli. Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, le forze libiche avrebbero condotto due operazioni di soccorso vicino a Garabulli, a 60 km a est dalla capitale. Il portavoce della Guardia Costiera, il colonnello Abu Ajila Abdelbarri, ha reso noto che 40 superstiti sono stati fatti salire sulla prima nave libica, mentre altri 140 sono stati recuperati da una seconda imbarcazione. Il comandante di una delle vedette, Nasser al-Ghammoudi, ha spiegato che, quando la Guardia Costiera è giunta in soccorso, l’imbarcazione sulla quale viaggiavano i migranti era quasi completamente sommersa. “Le condizioni metereologiche sono buone in questi giorni, perciò i trafficanti di esseri umani stanno cercando di riprendere le loro attività, utilizzando barche che sono ormai distrutte”, ha riferito Abdelbarri. Le autorità di Tripoli hanno reso noto di aver accolto i migranti presso una base navale, fornendo acqua, cibo e assistenza medica.

Normalmente, gli individui  intercettati in mare e riportati in Libia vengono trattenuti nei centri di detenzione, in attesa di essere rimpatriati. Tali strutture, tuttavia, sono sovraffollate e versano in pessime condizioni, tanto che i migranti, oltre a essere costretti a vivere in situazioni degradanti, subiscono abusi continui. Il 14 novembre scorso, l’Onu si è scagliata contro l’Europa e l’Italia, definendo i loro rapporti con la Libia in materia di immigrazione “disumani”. In particolare, l’Alto Rappresentante dei diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha riferito che la politica dell’UE di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti in mare e riportarli nel Paese nordafricano, dove gli individui sono condannati alla sofferenza, è un oltraggio alla coscienza umana. Lo stesso giorno, l’emittente americana CNN ha pubblicato un video in cui mostra un gruppo di migranti africani che, a poca distanza da Tripoli, vengono venduti all’asta come schiavi a 400 dollari.

Dall’inizio del 2017, l’Italia, con il supporto dell’Unione Europea, ha dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con la Libia, per cercare di fermare gli sbarchi sulle proprie coste, che nel 2016 avevano registrato l’arrivo di 181,000 stranieri. Grazie alla stretta collaborazione tra le autorità del governo di Tripoli e quelle italiane, dallo scorso luglio, gli arrivi in Italia sono diminuiti del 69%. In seguito alla denuncia delle Nazioni Unite, il governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj, e appoggiato dall’Onu, ha reso noto che formerà una commissione per indagare sui centri di detenzione, in modo da arrestare e processare i responsabili delle sofferenze dei migranti.

 

Egidio Paschino

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